Il lavoro di escort sta diventando nella percezione della società sempre più usuale, tant’è che sempre più escort, trans e gigolò, lasciano l’anonimato e diventano delle vere e proprie star mediatiche. Il discorso si complica, e non poco, nel caso degli escort gay, non tanto per il lavoro fatto quanto per l’orientamento sessuale, in una situazione sotto alcuni aspetti paradossali ma sotto alcuni altri tristemente logica.

Proprio per la difficoltà delle persone a loro vicine di accettare un particolare orientamento sessuale, i gay, infatti si ritrovano spesso isolati ed emarginati, quasi ai limiti di una società che, non brillando di onesta e valori, si basa su logiche di facciata e stereotipate. Questo discorso si riverbera su molti (ma non su tutti) escort omosessuali che non si gettano in un ‘lavoro’ esclusivamente remunerativo ma lo usano per punire, punirsi od oltrepassare una carenza di fondo.

Particolarmente eclatante l’interessantissima intervista di Queerblog.it che intervistando un escort gay particolarmente ‘cinico’ ne riesce a mettere in evidenzia sia gli aspetti di forza che di debolezza come quando il 36 accompagnatore afferma: “Più sono perversi, più ci godo…forse cerco delle sensazioni forti per colmare il vuoto affettivo che non riesco a riempire con una relazione d’amore, cioè, per la mancanza di una relazione stabile”.